CulturaUmbria tra vigne e consapevolezza: il mio viaggio verso il vino

Umbria tra vigne e consapevolezza: il mio viaggio verso il vino

di Redazione Sud Food
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Per il progetto Diario Estivo, realizzato al termine dell’esame del Corso Sommelier della Scuola di Degustazione, ho voluto raccontare un pezzo della mia storia. Questo non è solo un viaggio in Umbria: è il viaggio che mi ha avvicinato al vino, alla degustazione e al desiderio di capirlo davvero.

Un viaggio che non avevo programmato

Era agosto. Avevo bisogno di distacco, di uno spazio che mi permettesse di rimettere in ordine i pensieri. Presi la moto e guidai senza un piano preciso. Solo strada, aria e la sensazione di muovermi. Arrivai in Umbria quasi per caso, avvolto da colline morbide, vigne e silenzi che non conoscevo. Non sapevo ancora che quelle curve, quei filari, sarebbero diventati parte della mia nuova identità.

Montefalco: dove tutto è iniziato

Il primo impatto fu Montefalco. Un borgo raccolto, elegante, appoggiato sulla storia e circondato da vigne. Entrai in una cantina spinto dalla curiosità più che dall’intenzione di degustare. Era la mia prima vera esperienza davanti a un calice. Mi versarono un Sagrantino di Montefalco. Un sorso, e qualcosa avvenne. Tannino deciso, struttura imponente, un vino che non chiede di piacere: pretende rispetto. Mi fece sentire piccolo e allo stesso tempo vivo. Fu lì che capii che il vino è molto più di una bevanda alcolica: è linguaggio, storia, cultura.

Sagrantino: un carattere che parla

Il Sagrantino non ammette superficialità. Lo capii subito. Ha corpo, potenza, un tannino che segna il palato e ti costringe a rallentare. È un vino che ti fa domande. La sua intensità è identitaria: un vino che nasce da una terra che non regala nulla, che richiede fatica, cura, costanza. Da quel sorso iniziò il bisogno di capire: “perché un vino fa questo effetto?”, “come lo riconosco?”, “come posso imparare a leggerlo?”. È stata la prima tappa della mia consapevolezza enologica.

Ripartii senza meta, direzione mare. Arrivai a Civitanova Marche. Lì, in un’enoteca, un amico mi fece assaggiare Kurni, il rosso marchigiano prodotto dalla cantina Oasi degli Angeli, ottenuto principalmente da uve Montepulciano coltivate in biologico. Un vino potente, dal frutto carnoso e dalla struttura avvolgente: un sorso che sposta l’ago, che ti fa riconsiderare ciò che pensavi di sapere.

Qualche giorno dopo incontrai un altro calice, Kupra, della stessa cantina: un rosso da Grenache (cannonau) che nasce sulle colline marchigiane e racconta il territorio con un linguaggio completamente diverso. Non era più solo emozione: era racconto. Riconobbi aromi, capii il tempo nel calice, percepii qualcosa che due giorni prima non ero in grado di sentire.

Da quel momento il vino smise di essere un “piacere” e diventò un percorso. Non un hobby. Una direzione.

Sud Food: dal viaggio al corso Sommelier

Quando tornai a casa, avevo una decisione in tasca. Non volevo più limitarmi a bere un vino e dire “mi piace” o “non mi piace”. Volevo sapere perché. Cosa succedeva nel calice, come si legge un sorso, quali sono i segnali che un vino lascia sul palato e nell’olfatto. Sentivo il bisogno di trasformare una sensazione in conoscenza, un’emozione in metodo.

Cominciai a cercare una scuola, un percorso strutturato che mi permettesse di imparare con rigore ma anche con umanità. È così che sono arrivato alla Scuola di Degustazione – Sud Food, il luogo in cui quel viaggio in moto attraverso l’Umbria è diventato un sentiero che non ho più lasciato.

Qui è iniziato tutto. Ho iniziato dal primo livello, imparando le basi: il bicchiere, la terminologia, il tempo del vino. Poi il secondo livello, dove ho scoperto che dietro ogni vitigno c’è una storia, un luogo, una cultura. Il terzo livello mi ha insegnato a collegare ciò che sento nel calice a ciò che accade in vigna e in cantina. Il quarto livello, il più intenso, è stato il momento in cui ho capito che la degustazione può diventare un linguaggio universale, un ponte tra persone e territori.

Livello dopo livello, ho costruito una consapevolezza nuova. Oggi posso dire che quel viaggio non si è mai interrotto: ha solo cambiato forma. È diventato studio, tavoli di degustazione, schede sensoriali, confronti, e – alla fine – il diploma.

Un viaggio che continua

Sono partito senza meta, solo per respirare. Sono arrivato a scoprire una parte di me che non conoscevo. Oggi, quando alzo un calice, so che dentro non c’è solo vino: c’è la strada che mi ha portato fin qui. Questo non è il resoconto di un viaggio turistico, ma il punto in cui strada, vino e ricerca personale si incontrano. Quel primo sorso di Sagrantino non è stato un caso: è stato l’inizio. E continua, ogni volta che ascolto un calice.

Di Giovanni Russo

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