ArchivioProsecco Doc rosè: scelta obbligata o strategia di marketing?

Prosecco Doc rosè: scelta obbligata o strategia di marketing?

di Redazione Sud Food
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Prosecco Rosè

Nei giorni scorsi si è venuto a creare caos e scompiglio tra gli esperti del vino, addirittura c’è stato chi l’ha definita una notizia peggiore del covid-19. Ma cosa è successo di così catastrofico? E’ bastato semplicemente accostare la parola Prosecco al termine Rosè.

L’Ansa riporta questa notizia: “Il Comitato nazionale Vini del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha accolto la proposta di modifica del disciplinare di produzione della Doc Prosecco che prevede l’introduzione della tipologia Rosé. La modifica sarà formalizzata attraverso la pubblicazione della Gazzetta Ufficiale della Ue. Il nome deciso dal Consorzio di tutela del Prosecco Doc per il nuovo vino è Prosecco Spumante Rosé Millesimato e si prevede che potrà contenere dal 10% al 15% di Pinot Nero vinificato in rosso”.

I “romantici” puristi che puntano il dito contro il Consorzio per aver abbandonato la tradizione,

Quindi dal 1° Gennaio 2021 il prosecco si vestirà di rosa.

Ma vediamo con più attenzione le specifiche del Prosecco Doc Rosè:

Vitigni: Glera, 10%-15% Pinot Nero
Resa per ettaro: 18 tonnellate/ettaro per la varietà Glera e 13,5 tonnellate/ettaro per la varietà Pinot Nero
Seconda fermentazione: metodo Martinotti/Charmat, minimo 60 giorni
Colore: rosa più o meno intenso, brillante e con spuma persistente
Residuo zuccherino: da Brut Nature a Extra Dry

In etichetta deve essere riportata la dicitura “millesimato”.

Ovviamente il mondo dei sommelier si è diviso in due, i “romantici” puristi che puntano il dito contro il Consorzio per aver abbandonato la tradizione, la territorialità in nome di una mera operazione di marketing. Infatti le critiche nascono proprio per aver scelto Il Pinot Nero, vitigno internazionale che non ha bisogno di presentazioni, a discapito del vitigno autoctono del Veneto il Raboso. Di contro abbiamo i progressisti che accolgono questa certificazione definendola necessaria per regolamentare una realtà già esistente e diffusa nell’areale del Prosecco che era al di fuori di ogni normativa.

Diciamocela tutta, già da tempo era nell’area l’idea di regolamentare le bollicine rosè dato che nel corso degli anni si è visto un interesse e un incremento sempre maggiore verso questo prodotto, soprattutto nei mercati esteri. Quindi un punto da non trascurare è che le denominazioni devono adeguarsi alle regole del mercato soprattutto quello globale. Prendendo in prestito una frase dal mondo del calcio. “Rigore c’è quando arbitro fischia”, saranno i consumatori a dirci se sarà un prodotto di successo o meno.

E voi da che parte state: tradizionalisti o innovatori?

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