Per il progetto Diario Estivo, realizzato al termine dell’esame del Corso Sommelier di Scuola di Degustazione, ho voluto raccontare un il mio viaggio in Croazia attraverso la sua enogastronomia. Una lettura semplice, personale e vissuta, dove il vino diventa compagno di scoperta e condivisione.
di Claudio Lamanna
Il mio viaggio enogastronomico in Croazia: tra paesaggi, calici e scoperte inattese
Un viaggio non è solo una destinazione: è un modo di guardare, di ascoltare e di assaggiare ciò che un territorio ha da raccontare. Il mio viaggio enogastronomico in Croazia nasce così, tra amici, tavole imbandite e calici di vino che, ogni sera, aprivano una finestra diversa su questo Paese spesso sottovalutato, ma ricco di storia e di tradizioni. La Croazia vanta oltre 120 vitigni autoctoni, molti dei quali unici al mondo. Plavac Mali, Pošip, Graševina, Malvasia Istriana: nomi che un appassionato non dimentica più. È un Paese che racconta la sua identità attraverso il vino, e noi abbiamo cercato di ascoltarla, tappa dopo tappa.
Fra noi c’era anche Sara, che prima di partire ammetteva di riconoscere a malapena la differenza tra un bianco ed un rosso. Ma giorno dopo giorno, sorso dopo sorso, la magia del viaggio l’ha conquistata: le domande aumentavano, la curiosità cresceva, e ciò che era semplice assaggio diventava esperienza.
Trieste: la porta dei Balcani
Prima di entrare in Croazia, ci siamo fermati a Trieste, città di confine elegante e mitteleuropea. Qui, tra vie storiche e palazzi che guardano il mare, abbiamo assaggiato i Sardoni in Saòr e un Friulano del Collio: fresco, minerale, capace di armonizzare acidità e dolcezza del piatto. Un abbinamento che ha fatto subito ricredere Sara, sorpresa da quanto un bianco potesse esaltare un sapore così particolare. Era l’inizio perfetto.
Plitvice: natura, quiete e un calice di Graševina
Il viaggio è proseguito verso l’entroterra, nel verde intenso dei Laghi di Plitvice. Cascate, passerelle di legno e specchi d’acqua turchese hanno creato uno degli scenari più suggestivi del viaggio. La sera, in una piccola locanda immersa nel silenzio della foresta, abbiamo assaggiato formaggi stagionati, pršut croato e pane caldo, accompagnati da un bicchiere di Graševina. Un bianco semplice, fresco, con profumi di fiori bianchi e mela verde, perfetto per una cena rustica e sincera. La sua acidità naturale ripuliva il palato e invitava al boccone successivo.
In quel momento abbiamo capito che anche la semplicità può diventare indimenticabile.
Zara: mare, scampi e Pošip
Zara (Zadar) è una città sospesa tra antico e moderno: l’organo marino, i resti romani, la luce del tramonto che colora il lungomare. La nostra cena è stata un piatto di scampi alla buzara, dolci e succosi, accompagnati da un Pošip dell’isola di Korčula: un bianco elegante, con note tropicali e un sorso pieno e fresco. La combinazione era armonica, quasi naturale, come se mare e terra si incontrassero davvero in bocca.
Un bicchierino di Maraschino ha chiuso la serata con il profumo delicato delle ciliegie.
Trogir: carne alla griglia e Plavac Mali
Trogir è un gioiello medievale affacciato sull’acqua, un labirinto di pietra e storia. In una konoba tradizionale abbiamo ordinato i ćevapčići, carne macinata speziata e servita con ajvar e pane caldo.Nel calice, il re dei rossi croati: Plavac Mali. Rubino, caldo, con note di prugna, ciliegia e un tocco balsamico. La sua struttura importante avvolgeva la carne, bilanciando grassezza e spezie. Una delle migliori espressioni del territorio. È stata una delle serate più autentiche del viaggio.
Dubrovnik: eleganza e Maraština
Ultima tappa croata: Dubrovnik, la perla dell’Adriatico. Tra mura antiche e mare blu, abbiamo cenato con un brodetto di pesce alla dalmata servito su polenta morbida. Nel calice, Maraština: floreale, agrumata, delicatamente morbida. Un abbinamento equilibrato, perfetto per un piatto che racconta la cucina di mare e la tradizione croata più raffinata. Seduti su una terrazza affacciata sul mare, abbiamo brindato alla fine del viaggio e alla bellezza di ciò che avevamo vissuto.
Il ritorno in Italia: Puglia e Nero di Troia
Rientrati a Bari, ci siamo concessi un’ultima tappa ad Andria con le immancabili bombette pugliesi, abbinate al Nero di Troia. Un rosso deciso, con tannini eleganti e profumi di prugna e spezie. Il modo migliore per chiudere un viaggio, tra vento di Murgia e sapori di casa.
Il vino come scoperta, il viaggio come condivisione
Se c’è una cosa che questo viaggio ci ha insegnato è che il vino, quando raccontato con semplicità, può avvicinare chiunque. Sara, partita da “astemia curiosa”, è tornata chiedendo dove trovare una bottiglia di Pošip. E noi siamo tornati con qualche pregiudizio in meno, e molti ricordi in più.
Živjeli!
Vuoi approfondire la cultura del vino con un metodo moderno?
Scopri i nostri corsi e le attività, diventa anche tu Sommelier della Scuola di Degustazione.
Seguici sui nostri canali Social.




