
Il nostro viaggio per cantine ci porta alla scoperta di un piccolo gioiello nel cuore della verde Irpinia, precisamente le cantine Gerardo Perillo i cui vigneti sono collocati tra le montagne di Castelfranci, Montemarano e Paternopoli. Il triangolo perfetto per la coltivazione delle uve di Aglianico. Ci troviamo infatti proprio nell’areale della DOCG del Taurasi.
Insieme a Gerardo Perillo abbiamo fatto un percorso enologico tra passato e presente. Un tour iniziato con la visita alle vigne storiche prefillossera. Viti antiche di ben oltre 80 anni di aglianico e fiano. Abbiamo avuto la conferma che ad ogni regola c’è la sua eccezione. Infatti secondo le “leggi” dell’enologia, i terreni su cui nascono le viti a piede franco sono di natura sabbiosa. Invece, in questo caso ci troviamo davanti a terreni argillosi.
Altra inversione di tendenza è l’esposizione dei terreni verso Nord, determinando delle escursioni termiche molto alte. Da questa esposizione inversa si ottiene un Taurasi più austero dai profumi intensi e tannini particolari. Anche l’impianto del vitigno è storico perché siamo davanti ad un esempio di raggiera avellinese, che ormai gli agronomi moderni non prediligono ma che si rivelano essere il metodo migliore dell’allevamento dell’Aglianico del Taurasi.

La foto è stata scattata prima dell’emergenza Covid-19
Dopo questo tuffo nel passato siamo saliti a Castelfranci dove oltre le vigne ad impianto moderno c’è la parte operativa dell’azienda. Essa è relativamente giovane, nasce nel 1997 per volere di Gerardo, il quale, forte degli studi di agronomia e delle sue esperienze in Toscana ed Australia, decide di dedicarsi al recupero dei vitigni autoctoni, soprattutto dell’Aglianico nelle sue diverse declinazioni.
Irpinia Coda di Volpe DOC
A Gerardo piace sperimentare, la nostra degustazione è inizia con l’assaggio di una Coda di Volpe prevelato da botte di legno di acacia, sperimentazione del viticoltore alquanto originale. Il risultato è interessante, un vino beverino e fresco dai sentori di uva matura (pera, banana, mela cotogna) e fiori bianchi, ma il passaggio in botte lo rende un vero e proprio nettare perché gli conferisce una nota mielata considerevole. Lo scopo di questa operazione è di valorizzare un vitigno considerato minore rispetto ad altri bianchi campani.
Taurasi DOCG
La degustazione è continuata con una vera e propria chicca, una breve verticale di due Taurasi 2015 e 2012 ancora non imbottigliati. La 2015 forse ancora giovane, con spigolosità e spalla acida ancora troppo importante ma che avrebbe entusiasmato gli amanti del tannino austero.
La 2012, invece, destinato ad essere il vino di punta, ha carattere: sentori di sottobosco, tartufo e nota minerale intensa. Un tannino non aggressivo, una spalla acida che ti porta alla salivazione. Un vino molto equilibrato, morbido, un vino figlio della sua terra, carnoso, sanguigno e sferico. Un gusto che potremmo definire tridimensionale.
Capri Bianco DOC
L’altra punta di diamante dell’azienda è la Capri bianco DOC, che ad essere sincera, stavo proprio aspettando di assaggiare. L’annata degustata è stata la 2019. Capri Bianco DOC è un blend di biancolella, fiano e falanghina, dal bel colore giallo paglierino in cui ritroviamo tutte le caratteristiche del terreno su cui viene coltivato: profumo di ginestra, fiori di limone, così come è presente il sapore di mandorla fresca e iodio, dotato di spalla acida e dal finale persistente.
Il segreto del successo dell’azienda di Gerardo Perillo oltre alla grande cura dei dettagli dell’intera filiera produttiva, che va dalla vigna alla bottiglia, all’etichetta e al logo, è la sua grande passione del buon bere perché come lui stesso afferma:” Se non convince prima me, il prodotto è inutile metterlo sul mercato”.
E tu conoscevi già l’azienda Perillo? Racconta la tua esperienza nei commenti.

