Il ragù ci riporta indietro nel tempo, alle cucine delle nostre nonne dove il pentolone “pippia” lentamente, e diffonde nell’aria profumi che sanno di casa. Questo piatto non è solo cibo: è un rituale che racchiude storie di famiglia e tradizioni tramandate da generazioni. E proprio come ogni icona della nostra cultura, merita abbinamenti enologici che ne valorizzino la complessità e l’intensità dei sapori.
Durante il mio recente intervento a Radio Marte, ho avuto l’opportunità di parlare di tre vini che non solo esaltano il gusto del ragù napoletano, ma che raccontano anche i territori unici da cui provengono. Se sei curioso di esplorare ulteriori sfaccettature di questo straordinario piatto, ti consiglio di leggere anche il nostro articolo dedicato alla ricetta delle polpette al ragù, un’altra delizia che arricchisce la tradizione napoletana e porta in tavola il calore della cucina di casa.
Un tuffo nella tradizione: il Ragù Napoletano
Il ragù è un’istituzione della cucina napoletana. Non si tratta solo di una preparazione lenta e meticolosa, ma di un vero e proprio atto d’amore. È il sugo che cuoce piano, che non va mai disturbato – come recita il proverbio “O’ rraù nun s’adda girà” – e che, più di ogni altra cosa, rappresenta la pazienza. È la pazienza delle nonne, che iniziano a prepararlo all’alba o addirittura il giorno prima, perché per un buon ragù il tempo è un ingrediente essenziale. Un piatto che parla di tradizione, di famiglia, di momenti che si tramandano di generazione in generazione.
Irpinia Campi Taurasini: l’abbraccio di un classico campano
Per rendere omaggio alla tradizione campana, il primo abbinamento che ho scelto è l’Irpinia Campi Taurasini, un vino che racchiude tutta la forza e la struttura dell’aglianico. Questo vitigno, portato in Italia dai Greci, è un interprete magnifico del territorio irpino: tannini decisi, acidità vibrante, e un potenziale di invecchiamento che ne fanno un compagno ideale per il ragù. Rispetto al più famoso Taurasi, il Campi Taurasini è un’opzione più accessibile, ma non per questo meno affascinante. È un vino che racconta la Campania, con i suoi contrasti e le sue sfumature, offrendo un abbinamento che valorizza il piatto senza compromessi.
Carignano del Sulcis: il fascino selvaggio della Sardegna
Lontano dalle terre del ragù, ma altrettanto capace di sorprenderci, troviamo il Carignano del Sulcis, un vino sardo che sembra racchiudere il sole e il vento dell’isola. I vigneti del Sulcis, con i loro terreni sabbiosi e le influenze marine, donano a questo vino una sapidità ed eleganza unica. Si narra che il Carignano sia giunto in Sardegna con i Fenici, e che abbia trovato qui il suo habitat perfetto, tra mare e sabbia, facendosi ambasciatore di un terroir straordinario. I suoi tannini soffici, i sentori di frutta matura e spezie rendono questo vino una scelta intrigante per chi vuole sperimentare qualcosa di diverso dal solito.
Bandol Rouge: l’eleganza della Provenza in un calice
E infine, un salto oltreconfine, verso la Provenza, dove il Bandol Rouge ci regala un abbinamento che sfida le aspettative. In una regione conosciuta per i rosati, il Bandol si distingue con i suoi grandi rossi, fatti principalmente da uve Mourvèdre accompagnato da altri 4-5 vitigni (tra cui anche il carignan!). È un vino che racconta il calore del Mediterraneo, con le sue note di frutta scura, spezie e una freschezza che stupisce. Bandol è una piccola enclave enoica, capace di dare vita a vini complessi, che sanno evolvere nel tempo. Perfetto per chi vuole aggiungere un tocco internazionale al proprio ragù.
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