ArchivioLa Barbera d’Alba Vigna Santa Caterina 2018 – Guido Porro

La Barbera d’Alba Vigna Santa Caterina 2018 – Guido Porro

di Redazione Sud Food
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Barbera
Secondo appuntamento del Corso Degustazione Vino ONLINE di Associazione Sud Food, previsto in degustazione una Barbera d’Alba 2018 che a mio parere non poteva essere lasciato nell’ombra.

L’etichetta in questione è dell’azienda agricola Guido Porro sita a Serralunga d’Alba, nella terra del Barolo. La dove si trovano le vigne più importanti della DOCG tra cui Santa Caterina nel cru Lazzarito. I vigneti sono esposti a sud-ovest e sud-est, prendendo il sole migliore di Langa in quanto il vitigno predilige esposizioni calde e soleggiate e terreni calcarei piuttosto ricchi di limo e argilla e carbonati.

La degustazione

Il prodotto rappresenta perfettamente l’essenza della Barbera: vino ricco di colore che richiama il rosso rubino e grande consistenza. Il profumo è ampio e intenso, si percepiscono note fruttate, specialmente frutti rossi come ciliegia e mora, sentori speziati che richiamano pepe nero e un’aroma terziario di vaniglia che ci ricorda l’invecchiamento in botti grandi (circa 6 mesi). Il naso è ancora avaro di profumi e dopo una seconda roteazione del bicchiere compaiono note vinose e floreali di rosa canina. Degustato ad una temperatura di 18°C è perfetto per l’esame olfattivo.

Da un punto di vista gustativo il sapore è pieno, avvolgente, dotato di esuberanza e di acidità  tipica del vitigno. Un vino che colpisce non solo per la sua freschezza e il grande equilibrio tra le varie componenti. Un vino gustoso e dotato di grande bevibilità. C’è da ricordare inoltre che la Barbera d’Alba rispetto a quella d’Asti e del Monferrato presenta una maggiore componente polifenolica. Proprio per questo motivo alcuni produttori preferiscono un breve passaggio in legno.

Focus sul vitigno

Se il Nebbiolo, quindi Barolo è definito il re dei vini, il Barbaresco il principe la Barbera fino agli anni ’80 del ‘900 era considerato un vino da osteria perchè è un vino enologicamente sgrammaticato, sgraziato ma grazie all’opera di alcuni viticoltori lungimiranti che hanno messo a punto efficaci processi di vinificazione e alla scelta di uve più accurate è diventato un vino molto apprezzato dal pubblico.

In passato veniva utilizzato come paga debito per la sua produzione diffusa mentre il Barolo siccome veniva prodotto in quantità  limitate era considerato il vino dalle grandi occasioni, un vino da regalare alle persone di riguardo. L’estrema capacità  di adattamento della Barbera, le ha permesso di espandersi in Italia e nel mondo, infatti è il terzo vitigno a bacca rossa più diffuso in Italia, tanto che è arrivato anche nel sud Italia.

Curiosità

Lo sapevate che perfino nel Sannio c’è una denominazione chiamata Sannio Doc Barbera?
Il Disciplinare esiste ma si è scoperto negli ultimi anni, che l’uva che chiamano Barbera in realtà è il vitigno Camaiola.
Un’uva autoctona del Sannio, in particolare di Castelvenere. L’errore è stato generato quando si è cercato di riempire il vuoto causato dal disastro della fillossera. Si sono impiantate delle barbatelle che si sono confuse con i vitigni già preesistenti. Siccome in quegli anni la Barbera era molto “di moda”, i contadini hanno pensato bene di chiamare le loro uve Barbera.

Barbera o meno è il terzo vitigno per ordine di importanza nello scenario produttivo dei vini rossi sanniti e dona dei vini molto beverini e freschi. Vi lascio con uno spunto. Degustate entrambe le denominazioni e fateci sapere le differenze.

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